Gruppo di lavoro aperto che studia le eredità storiche degli ideali illuministi, repubblicani, socialisti e anarchici nelle prospettive del rapporto arte società, arte didattica, arte filosofia, arte e territori

Colectivo multidisciplinar que estudia la herencia histórica de los ideales ilustrados, republicanos, socialistas y anarquistas y sus perspectivas en la relación entre arte y sociedad desglosadas en tres áreas de interés: arte-didáctica, arte-filosofía y arte-territorio.

Iconoclastie, ipocrisie, arte e lotte sociali

di: Massimo Mazzone, Escuela Moderna/Ateneo Libertario

http://www.artribune.com/2016/02/iconoclastia-ipocrisia-arte-lotte-sociali-religione-politica/


La storia delle iconoclastie è molto articolata, non tracceremo un sommario delle varie esistite ed esistenti ma svolgeremo un ragionamento con pochi e chiari esempi per distinguere almeno tre gruppi di azioni apparentemente simili ma in realtà molto diversi tra loro.
Possiamo suddividerle tra:

Primo gruppo: le azioni di coloro che aggrediscono, incendiano distruggono icone e simboli religiosi ma anche bandiere e altri manufatti per affermare altri poteri in favore di altre interpretazioni teologico/politiche.

Secondo gruppo: quelli che invece, si rivolgonono contro immagini e simboli per distruggere il potere politico che queste rappresentano a prescindere da questioni religiose.

Terzo gruppo: gli ipocriti dell’iconosclastia.

Si potrebbe così distinguere tra quelle azioni che si compiono in nome di qualche Dio (primo gruppo)e quelle che quelle che al contrario ripudiando l’idea stessa di Dio si svolgono come azioni al di la del fatto religioso(secondo gruppo) e quelle degli opportunisti, di coloro che per piaggeria, superficialità, ignoranza o mero calcolo a breve termine, fanno scempio delle immagini. Si comprende facilmente quanto l’arte sia implicata in tali processi, infatti, sono spesso opere d’arte e di architettura a materializzare simboli astratti riconducibili sia a certe visioni del mondo e a costituire un orizzonte di senso per le comunità che vi si riconoscono come fu nei fuochi delle vanità (primo gruppo) o nelle statue dei dittatori abbattute. D’altro canto, sono esistite ed esistono correnti e prassi artistiche che mirano a porre chi partecipa o fruisce l’evento artistico in una condizione critica, orientata verso una generalizzata ateologizzazione, una decontaminazione dal fatto religioso, fino a comprenderne dall’interno la struttura, che necessariamente, prassi che conduce alla distruzione di simboli religiosi. Emblematico nel secondo gruppo è l’Archivio FX di Pedro G. Romero ed alcune opere quali <la formacion por la forma> che documenta veri e propri workshop iconoclasti sia ‘storicamente datati’ che attuali.

Nel terzo gruppo trovimo gli ipocriti. L’Italia è campione di questa disciplina, tanto che si vocifera di una possibilità di inserirla truffaldinamente alle prossime Olimpiadi: Ipocrisia Iconoclasta Italica.

Ci riferiamo alle statue nascoste per la visita di Rouhani, ci si chiede, se sia vera piaggeria o stupidità per comprendere se possa far parte dei futuri Giochi Olimpici. Ma anche quanto avvenuto sul Memoriale italiano al Blocco 21 di Auschwitz... con questo caso andiamo oltre, siamo in mano ai novelli ‘Daniele da Volterra.. Detto il Braghettone’. Almeno il Braghettone metteva solo le mutande ai dipinti, questi anonimi, inscatolano le statue antiche per ragioni diplomatiche e spostano opere, capolavori site specific dal loro contesto, per manifesta vigliaccheria culturale.

Primo gruppo: qui troviamo le statue dei dittatori abbattuti, gli zar, i cesari, i rais che dir si voglia. Gli affreschi figurativi sbrecciati, gli idoli abbattuti.. Caduto il potere politico dei quali erano portatori, lo scempio delle immagini diviene necessità simbolica di rinascita o di riposizionamento in ordine a nuovi poteri. Ma anche i falò delle vanità e in generale la necessità di vilipendere l’immagine di un dato potere perdente, per affermane uno nuovo, vincente rientra in questa prospettiva.

Secondo gruppo: chiese in fiamme.
Tra la fine dell’Ottocento e la prima decade del XX secolo, vi furono in Spagna soprattutto in Catalogna, moltissimi episodi di insurrezione popolare sia contadina che operaia ispirati a ideali di emancipazione e libertà propri di gruppi anarchici e repubblicani. Nel corso del 1909, si avviò una delle tante guerre coloniali spagnole sul suolo marocchino, si verificarono scontri tra ribelli del Rif e operai spagnoli, al lavoro per potenziare la linea ferroviaria mineraria da Melilla all’interno, fino a Beni-Beifur che condurranno a maggiori e più gravi scontri e a richiamare i riservisti catalani a difesa delle imprese impegnate nello sfruttamento delle risorse marocchine. Lunedì 26 Luglio 1909 a Barcellona si proclamò uno sciopero generale contro la chiamata alle armi e l’esercito intervenne pesantemente per sedare i tumulti. Il 27 avvenne la celebre  <derrota de Barranco del Lobo> una delle peggiori disfatte dell’esercito spagnolo in Africa e contemporaneamente, le masse operaie avviarono una serie di devastazioni, saccheggi, profanazioni e incendi di edifici religiosi, chiese e conventi. Questa passerà poi alla storia come la Setmana tragica Catalana, al termine della quale avverrà una durissima repressione e in autunno, dopo un processo farsa, saranno individuati dei responsabili e fucilati, tra loro il pedagogo anarchico Francisco Ferrer i Guardia, fondatore della Escuela Moderna. Un bilancio singolare, oltre centotrenta tra chiese, conventi ed edifici ecclesiastici vennero incendiati. Quella stessa settimana qualcuno fotograferà gli edifici fumanti stampando 1000 cartoline per ciascun soggetto, da spedire nel mondo intitolate <sucesos de Barcelona> documentando così per i contemporanei e per i posteri quegli avvenimenti. Quelle immagini sono impressionanti come lo furono con tutta probabilità quelle di altri eventi violenti. L’estetica viaggia su binari propri e bisognerebbe riflettere sulle ragioni di una tale reazione. Non mi sembra avventato ipotizzare che agli occhi di quegli scioperanti in rivolta lo Stato e la Chiesa coincidono, rappresentano secoli di coercizione e miseria, altrimenti da cosa verrebbe questa furia iconoclasta? Non si tratta in questo caso di distruzioni in seguito a dispute teologiche, non si tratta di razzismo, xenofobia, non di falò delle vanità nè di lotta all’idolatria. Si tratta invece di un grido fanatico per la libertà, per la dignità, per la fine di antiche oppressioni. Uno dei sinonimi del Dio del Libro è l’Onnipotente.. Ovviamente, tanto pieno di potere come si presenta calamita adoratori e oppositori. Le religioni con le loro gerarchie, il loro messaggio propagandistico, il loro discorso di proporre la schiavitù chiamandola libertà, sono la materializzazione di questo eccesso di potere che la stessa parola <Dio> racchiude. Dunque propongo di distinguere quella iconoclastia che si sviluppa per togliere potere a una parte ed appropriarsene e per esercitarlo, o quella che viene da diverse interpretazioni del messaggio divino sempre per prendere ed esercitare il potere, da quella lotta ai simboli del potere che non vuole prendere il potere ma colpirlo, frammentarlo, se possibile distruggerlo. Del resto si conosce una religione che non abbia promosso misogenia, gerarchia, razzismo, classismo, sfruttamento? Sullo sfondo, distanti, restano gli opportunisti di tutte le stagioni.

Ancora sul terzo gruppo, tra memorie e oblio. Di recente il Governo polacco, ha prima disposto la chiusura poi la rimozione del Memoriale italiano al blocco 21 di Auschwitz. L’opera, progettata da BBPR con contributi di Primo Levi, Pupino Samonà, Luigi Nono e Nelo Risi, commemora la storia delle deportazioni, della resistenza e infine della liberazione del campo da parte dell’Armata Rossa sovietica. Essendo attualmente l’ideale comunista messo al bando dalla nuova Costituzione polacca, il memoriale è stato prima trascurato, poi chiuso al pubblico e infine verrà smontato per essere rimontato a Firenze. L’opera è un monumento site specific, il suo posto ovviamente è ad Auschwitz non a Firenze. Di fatto la rimozione e lo spostamento vanno di pari passo su due livelli, uno materiale l’altro immateriale, diciamo psicoanalitico.. Si falsifica la storia, si riscrive la storia si cancella la memoria che cessa di essere esperienza e percezione condivisa per divenire opinione della ‘gruppo dominante’. Questo desta scandalo, proteste, sconcerto, ovviamente solo tra chi ne è al corrente. Eppure avviene con accordi nazionali e in barba all’idea sovranazionale che vede Auschwitz patrimonio dell’umanità secondo l’ONU. A mio avviso si potrebbe dire che alle antiche religioni se ne è aggiunta una nuova.. L’adorazione per i governi e per lo Stato. Ma il Governo italiano cosa ha fatto in questi anni per difendere il memoriale al blocco 21 e i significanti di cui è portatore? Ah, si, ne ha disposto il trasferimento a Firenze, un’opera site specific, nata per il campo di concentramento la si sposta a Firenze(!!?) in zona supermercati.. E torna la vocazione Olimpica dell’Ipocrisia iconoclasta.. Infatti, gli Stati e i Governi si comportano da Onnipotenti imitando ed identificandosi con qualche divinità. Molti oggigiorno si scandalizzano comprensibilmente degli eventi di Mossoul con le sculture distrutte o dei Buddha di Bamyan a suo tempo cannoneggiati da infervorati talebani, molti si scandalizzano delle moschee in fiamme in Cisgiordania come di quelle in arse Svezia come anche delle Chiese incendiate in Africa, o degli attentati contro le sinagoghe mentre la storia è piena di eventi dove oggetti, dipinti, sculture ed edifici sono stati datti alle fiamme, distrutti, cancellati. Se gli edifici ed altre opere dell’uomo sono capaci di attrarre tanta energia distruttiva, tanto odio, attraverso il loro portato simbolico, forse sarebbe il caso di riflettere su quanto i simboli siano capaci attraverso i secoli di parlare di odio all’umanità. Sarebbero così amati da alcuni ed odiati da altri se non materializzassero un potere? Anche se siamo come specie sulla terra da molto tempo, la parte che meglio ci illudiamo di conoscere è quella cosiddetta ‘storica’. Una manciata di anni rispetto alla presenza umana sul pianeta ma ancora di più rispetto alla dimensione temporale dell’universo. Eppure, viene propagandata ad ogni latitudine una qualche idea di Dio, che di volta in volta son stati dei, poi uno solo, ma sempre circondato da una schiera di saggi, di santi, di giusti, comunque di uomini. E sempre per bocca di uomini abbiamo ubbidito su quale parte del nostro corpo o della nostra anima sacrificare, a quale Moloch dare il cuore, il fegato, il prepuzio, la clitoride o qualche altro organo. Il politeismo di un tempo ci sembra avvolto da una morbida distanza e forse è stato più tollerante delle patetiche e incredibili religioni del Libro. Ma possiamo esserne veramente certi? Mi sembra che le religioni in fondo rappresentino una grande montagna di menzogne, degli inganni volti a decidere qua sulla terra qualcosa da cui dipenderebbe un’altra vita non si sa nè dove nè quando..Che gli ingenui e gli innocenti si scannino in nome del proprio dio, in definitiva, poco importa, diventano santi martiri ed eroi nel loro ambito. Supertizioni e niente di più. Ma il punto non mi sembrano essere le religioni ma l’idea stessa di dio che coincide con il potere supremo.

Come diceva Majakovskij in Dopo i prelevamenti

È risaputo: tra me e Dio ci sono numerosissimi dissensi.Io andavo mezzo nudo,
andavo scalzo,
e lui invece portava una tonaca ingemmata.
Alla sua vista mi riusciva appena trattenere lo sdegno. Fremevo.
Ora invece Dio è quello che deve essere.
Dio è diventato molto più alla mano.
Guarda da una cornice di legno.
La tonaca di tela.
Compagno Dio,
mettiamoci una pietra sopra!
Vedete,
perfino l'atteggiamento verso di voi è un po' cambiato.
Vi chiamo "compagno",
mentre prima
"signore". (Anche voi ora avete un compagno),
Se non altro, adesso avete un'aria un po' più da cristiano.
Bene, venite qualche volta a trovarmi.
Degnatevi di scendere
dalle vostre lontananze stellate.
Da noi l'industria è disorganizzata,
i trasporti anche.
E voi, dicono,
vi occupavate di miracoli.
Prego, scendete, lavorate un po' con noi.
E per non lasciare gli angeli con le mani in mano, stampate in mezzo alle stelle,
che si ficchi bene negli occhi e nelle orecchie:
chi non lavora non mangia.


Secondo gruppo, bruciare bandiere. (scritto uscendo da una manifestazione madrilena dove ho incontrato e raccolto una bandiera con su scritto ACAB!. Nelle manifestazioni politiche capita a volte che alcuni brucino bandiere in segno di estremo disprezzo per quanto rappresentano(primo gruppo). Capita a volte anche di raccogliere bandiere, e questo che sto per dire, è appunto uno di quesi casi.

ACAB! Vale a dire: Tutti gli sbirri sono bastardi!
Il nostro disprezzo per il militarismo e le divise è grande e noto. Tuttavia davanti a questa scritta tante volte incontrata sui muri delle nostre città, sentiamo il dovere di ricordare a tutti, che si possono trovare nuove forme, nuove parole per esprimere correttamente il dissenso ed anche il disprezzo. Chi indossa quelle divise potrebbe essere qualsiasi cosa, perfino un traditore del suo popolo e della sua classe, un nemico, un criminale, in nessun caso un bastardo. Perché chiedo io, cosa sarebbe dunque un ? Un figlio naturale o un soggetto che non è di razza pura? Il linguaggio fascista è sempre in agguato. Facciamo insieme uno sforzo per leggere questo caso da un punto di vista biopilico. Quando negli anni ‘20 del XX secolo Binding e Hoche crearono il termine ponendo le basi pseudo scientifiche alle dottrine eugenetiche, ripresero di fatto idee di Donoso Cortes, e di li a poco Carl Schmitt, il filosofo di Plattemberg che a Donoso si è tanto ispirato, il lugubre giurista tanto amato in italia dai giacobini di destra e di sinistra, trasformò in Legge questo punto di vista consegnando a Hitler la Germania.

Allora forse le religioni, tutte, non sono che l’epifenomeno.. Cosa sarebbe il mondo se gli uomini si liberassero da questa orrenda eredità? Verrà forse il giorno di questa emancipazione, si realizzerà il giorno nel quale si parlerà di Dio, come del frutto della nostra troppo lunga ignoranza come di una cosa del passato remoto, una superstizione. Mentre si aspetta, resta una simpatia per questa fenomenale forma d’arte iconoclasta, non dico quella che oppone fazioni diverse di uguali fanatici ma quella che lotta per la libertà dal teologico metafisico e dal teologico terrestre Stato o Capitalismo che dir si voglia. Quella disposta a bruciare i templi, per bruciare la sottomissione. Ma sempre sputando sopra le ipocrisie e le iconoclastie governative, sia chiaro..

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