Gruppo di lavoro aperto che studia le eredità storiche degli ideali illuministi, repubblicani, socialisti e anarchici nelle prospettive del rapporto arte società, arte didattica, arte filosofia, arte e territori

Colectivo multidisciplinar que estudia la herencia histórica de los ideales ilustrados, republicanos, socialistas y anarquistas y sus perspectivas en la relación entre arte y sociedad desglosadas en tres áreas de interés: arte-didáctica, arte-filosofía y arte-territorio.

La regola, la misura, il debito

Riflessioni sull’orlo dell’abisso

Un enigma
C’è un enigma al cuore della situazione europea: quali sono le intenzioni della classe dirigente tedesca? Quali sono le sue aspettative riguardo al futuro dell’Unione? Non si rendono conto dei pericoli (vittoria delle destre nazionaliste, crollo dell’Unione, guerra euro-russa) che si delineano all’orizzonte dopo cinque anni di austerity che hanno costantemente peggiorato le condizioni di vita della popolazione europea?
Anche in Germania comincia a manifestarsi qualche voce di dissenso nei confronti della politica del gruppo dirigente che ha modellato l’Unione europea secondo una cultura austeritaria. Settori sindacali, intellettuali e politici chiedono al governo tedesco di moderare la sua furia distruttiva. Ma ora è necessario che un movimento culturale si esprima in Germania non solo per evitare uno scontro fatale con il popolo greco, ma anche per ripensare la prospettiva stessa dell’Unione.  Talvolta si ha l’impressione che la Germania sia disposta a giocare il gioco dell’Unione solo a patto che l’Europa intenda diventare tedesca. Si tratta di un compito irrealizzabile perché la complessità d’Europa è irriducibile.
L’incrollabile (Unerschutterlich) determinazione con cui il ceto politico-finanziario tedesco ha imposto e pretende di mantenere la politica di pareggio di bilancio fa paura e sembra nascondere la volontà solo parzialmente conscia di distruggere l’Unione. Ma non penso che la tetra determinazione tedesca derivi da un calcolo consapevole. Penso che il ceto finanzista sia spinto all’arroganza e al disprezzo nei confronti dei paesi mediterranei d’Europa da qualcosa che è più profondo di una strategia consapevole. 

Syriza non deve perdere
Il movimento del 2011 - da Occupy Wall Street all’Acampada Spagnola - ha prodotto un effetto importante di riattivazione della corporeità collettiva, ma non è riuscito minimamente a intercettare, meno che mai bloccare, l’aggressione finanzista. Syriza ha tratto legittimità e forza dall’occupazione di Syntagma, ma ha saputo tradurre quella forza in un processo elettorale che ora intercetta finalmente la sfera della decisione finanziaria e sembra per la prima volta in grado di riattivare l’autonomia della società rispetto alla dinamica finanziaria che fino a ieri sembrava del tutto impermeabile alla democrazia, all’opinione, alla mobilitazione della società.
Se le istituzioni europee si riveleranno, come al momento appare probabile, del tutto succubi al diktat tedesco, e non permetteranno al governo greco di ottenere una rinegoziazione del debito, assisteremo probabilmente a un fenomeno nuovo: la fuoriuscita della società greca dalla sfera semiotica dell’economia monetaria, lo sganciamento della sfera del comune dal dominio finanziario, dalla marcatura semiotica che trasforma l’utile e il necessario in varianti dipendenti dall’assolutismo della valorizzazione finanziaria.
L’esperimento Syriza non può perdere, ed è compito di ogni persona libera fare qualsiasi cosa sia necessaria e utile (qualsiasi cosa) perché il popolo greco non venga schiacciato, umiliato, distrutto. Non solo per solidarietà con il popolo greco, ma perché se perde Syriza allora non vi sarà più alcuna possibilità di salvezza. La sconfitta di Syriza aprirebbe la strada alla barbarie fascista su scala europea. Prima di tutto in Grecia naturalmente poi in Francia. Ma al tempo stesso la sconfitta di Syriza farebbe precipitare l’odio anti-tedesco che dovunque in Europa serpeggia sotto pelle. E allora l’Unione sarebbe ridotta a una gabbia finanziaria entro la quale sono costretti a convivere (ma per quanto?) forze nazionaliste che si odiano e che si preparano alla guerra.

L’etica protestante è fuori fuoco
L’Unione europea fu concepita nelle convulsioni della seconda guerra mondiale e fu prima di tutto un tentativo di superare la guerra nazionale tra Francia e Germania, manifestazione politica della dialettica che oppone la Ragione universale e i diritti umani, al culto romantico dell’appartenenza, della memoria e del territorio. 
Ma questa era solo la prima parte del lavoro. C’è un altro compito culturale che gli europei hanno mancato di svolgere. Elaborare la divisione tra cultura Protestante della responsabilità, e cultura Cattolica (e Ortodossa, naturalmente) della tolleranza intesa come ridotta responsabilità degli individui.
Questa divisione non è mai stata esplicitamente affrontata. Al contrario, gli intellettuali dei paesi del sud, e la classe politica soprattutto di sinistra hanno dato per scontata la superiorità valoriale e funzionale della cultura protestante, hanno spesso identificato nel senso protestante di responsabilità individuale il segno della modernità che manca alle popolazioni mediterranee.  In Italia modernizzazione e lotta alla corruzione sono sempre state identificate con un progetto di allineamento alle forme politiche dell’Europa protestante. Questa posizione era certamente fondata nella prima metà del XX secolo, quando il progresso industriale richiedeva la formazione di una cultura della responsabilità e del merito. Ma ha senso ancora?
I mediterranei debbono imparare la lezione Protestante (fare i compiti a casa) o debbono mettere in questione la legittimità e l’utilità dell’idea secondo cui i debiti si debbono pagare, e solo il duro lavoro può portare la prosperità?
Io penso che la seconda ipotesi sia quella giusta: dal punto di vista dell’utile sociale e anche dal punto di vista dell’etica civile dobbiamo mettere in questione la superiorità del senso di responsabilità protestante, l’osservanza delle regole e l’implicita colpevolizzazione. L’etica protestante non ha più alcuna utilità sociale né valore universale quando il capitalismo esce dalla sua forma borghese industriale.
La Riforma Protestante fu certamente fondamentale nella creazione dell’etica borghese che ha reso possibile il moderno progresso industriale. La proprietà privata, il giusto compenso del lavoro erano principi in qualche modo fondati sull’interesse comune: l’espansione della comunità, la crescita della produzione e del consumo. Valori etici e interesse comune erano legati.
Il duro lavoro meritava di essere compensato non solo per il suo supposto valore intrinseco, ma anche perché pagare il lavoro era la sola maniera di sviluppare un senso di responsabilità nell’insieme della società. La responsabilità significava rispetto dell’interesse comune. Ma ora che il capitalismo finanziario ha deterritorializzato la produzione e resa indeterminabile la stessa fonte del valore, le condizioni condivise del comportamento etico si sono dissolte. Le fluttuazioni del mercato finanziario hanno poco a che fare con il comportamento responsabile degli azionisti: al contrario i profitti finanziari dipendono sempre di più dalla violazione dell’interesse comune, come si è visto nel caso della recente bancarotta provocata dai mutui ipotecari americani. I fondamenti morali della società moderna erano la responsabilità della borghesia e la solidarietà tra lavoratori. Il borghese protestante era responsabile davanti a Dio e alla comunità territoriale perché da loro dipendeva la prosperità. Il lavoratore provava solidarietà con i suoi colleghi per la coscienza di condividere gli stessi interessi. Entrambi questi fondamenti dell’etica moderna si sono dissolti. Il capitalista post-borghese non si sente responsabile per la comunità e per il territorio perché il capitalismo finanziario è totalmente deterritorializzato e non ha alcun interesse nel futuro benessere della comunità. D’altra parte il lavoratore post-fordista non condivide più lo stesso interesse dei suoi colleghi ma è costretto a competere ogni giorno contro gli altri lavoratori per un lavoro per un salario nel mercato del lavoro deregolato. Nel quadro di questa nuova organizzazione precaria del lavoro costruire solidarietà diviene un compito sempre più difficile.

La regola e la misura
Nella sfera della civiltà borghese moderna la regola era fondata su una relazione misurabile tra valore e tempo di lavoro. Questo non è più vero nella sfera del semiocapitalismo: il lavoro cognitivo è sempre meno riducibile a una misura comune. E il capitale finanziario non è il prodotto di risparmi, parsimonia e accumulazione del prodotto del duro lavoro. E’ l’effetto di un potere arbitrario, fondato sulla persuasione, l’inganno e la violenza.
La borghesia era essenzialmente una classe legata al territorio. La stessa definizione di questa classe era riferita al territorio del borgo. In quel luogo le energie produttive si riunivano, e si proteggeva la proprietà. Anche la ricchezza del borghese era territoriliazzata, e l’accumulazione di capitale era resa possibile dalla produzione di cose fatte di materiali fisici legati al luogo, al territorio. Tempo di lavoro e territorio erano le condizioni della misura razionale universale. Mentre la cultura Barocca sottolinea l’ambiguità e la multiforme ingannevole natura del linguaggio, la cultura protestante è fondata sull’assunzione di una relazione fissa tra segno e significato, tra significante e significato.
I governanti tedeschi insistono sulla necessità di rispettare le regole. Ma quale regola impone al popolo greco di pagare per l’evasione fiscale del ceto finanziario globale? E chi ha detto che occorre lavorare di più quando le tecnologie rendono il lavoro umano superfluo, eccedente, e quindi sempre più disoccupato?

Il debito metafisico
In un articolo scritto nel 1996 (Dette mondiale et univers parallele) Baudrillard dice che il debito è diventato una entità metafisica, in orbita intorno alla terra.
“In effetti il debito non sarà mai pagato. Nessun debito sarà mai pagato.
Il rendiconto finale non si farà mai. Se il tempo si può contare infatti il denaro  è al di là di ogni possibilità di rendicontazione.”
Il debito è un’entità virtuale, a causa della scomparsa dell’universo referenziale. Nella sfera dell’infinita proliferazione dei segni il significante diventa autonomo dalla referenzialità e la definizione della verità si fonda solo sul potere arbitrario dell’auto-conferma semiotica.  La sproporzione tra il volume di scambi finanziari e la massa del prodotto economico è una prova del carattere post-referenziale del capitalismo finanziario.
Secondo Baudrillard ancora:
“il debito circola nella sua orbita, con la sua traiettoria fatta di capitale libero da ogni contingenza economica in un universo par allelo: l’accelerazione del capitale ha esonerato il denaro dalle sue implicazioni con l’universo quotidiano della produzione del valore e dell’utilità.” E quindi conclude:
“Viviamo solo grazie a questo squilibrio, alla proliferazione e alla promessa di infinità che il debito crea. Il debito globale planetario non ha naturalmente alcun significato in classici termini di stock e di credito.”
Baudrillard descrive molto bene la natura arbitraria del denaro e del debito nell’epoca post-referenziale del capitalismo globale, ma la sua predizione si è mostrata sbagliata in un punto: l’infinità del debito orbitalizzato è ricaduto sulla terra e sta distruggendo la vita sociale. Guidato dalla fede protestante nella referenzialità il sistema finanziario europeo ha chiesto la restituzione del metafisico debito. La richiesta è impossibile da soddisfare, e in effetti i paesi europei, assillati dagli imperativi austeritari, sono stati costretti a smantellare parte delle loro risorse per applicare regole che non possono essere applicare.
Il risultato è un doppio fallimento: la produzione decresce, la disoccupazione sale, la recessione si approfondisce, e al tempo stesso il debito diventa sempre più grande.
Questa è la ragione per cui Syriza ha deciso di fermare lo spettacolo.
Sì: è vero che qualche anno fa lo Stato Greco ha falsificato i conti per poter entrare nella zona euro.
Ma a falsificare è stata la classe finanziaria, con la consulenza della Goldmann Sachs, proprio negli anni in cui Mario Draghi era vice residente di quella banca, e non i lavoratori greci cui adesso viene chiesto di rinunciare al salario, all’educazione e al sistema sanitario. Perché i lavoratori greci dovrebbero pagare un debito che non hanno assunto?

BIENNALE SESSIONS 2017

Escuela Moderna/Ateneo Libertario
Biennale Sessions 2017
57. Biennale di Venezia Arte.
Session dedicata al compianto Maestro Prof. Arch. Giorgio Muratore.
Tese Arsenale, 13 maggio ore 15,30
Dopo una breve presentazione dei progetti editoriali in corso(Milieu), ed espositivi(Caledario...

Read more

AVVISO AI COMPAGNI

!!AVVISO AI COMPAGNI!!

Il 19 febbraio 2016 si inaugura a Vitoria, Spagna c/o Artium, una mostra detta pigs. Quali organizzatori di PIGS 2015, realizzata a Atene, Roma Barcellona e Lisbona, avvisiamo che il titolo trae in...

Read more

Escuela Moderna per HipoTesis

"HipoTesis es una plataforma editorial creada en 2009 por Francisco G. Triviño, Fernando Nieto y Katerina Psegiannaki de carácter independiente, no estando por tanto afiliada ni vinculada económicamente...

Read more